La dislessia è uno dei quattro disturbi specifici dell’apprendimento: statisticamente è quello più diffuso e sicuramente è quello più conosciuto, tanto che normalmente si parla di soggetti «dislessici» per dire che hanno un disturbo dell’apprendimento. Questa terminologia è usata anche a livello scientifico: basti pensare che le varie associazioni — tanto nazionali, quanto europea, quanto mondiale — che si occupano di tutti i DSA hanno nel nome solo la parola «dislessia».
Questo disturbo compromette l’area della lettura ed è in grado di provocare due diverse conseguenze, che possono coesistere nello stesso soggetto. La prima è la rapidità di lettura: un dislessico legge più lentamente rispetto ai coetanei, poiché impiega molto più tempo per decodificare il testo scritto. La seconda conseguenza è la correttezza, per cui i soggetti con dislessia commettono numerosi errori di lettura.
Nei casi più gravi, poiché le energie mentali vengono “spese” in gran parte per la decodifica del testo, i soggetti dislessici faticano a comprendere quanto leggono e non riescono a fare un riassunto o a rispondere a domande sul testo che hanno appena letto.
Per poter diagnosticare la dislessia, i clinici devono escludere — oltre a un ritardo cognitivo o patologie che compromettano le funzioni — che la difficoltà di lettura sia dovuta a cause di tipo anatomico, dunque a difetti della vista. L’intervento in fase di valutazione anche di oculista e optometrista è molto utile a questo scopo.
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