Continuano i miei interventi a Radio Proposta Aosta, durante la trasmissione in diretta Blu Morning, condotta da Paola Borgnino. Martedì 17 marzo ho avuto la possibilità di riprendere il tema dei disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta, provando a dare risposta a un’interessante domanda: perché è importante riconoscere, diagnosticare e compensare i DSA anche da adulti?
La legge 170 sui DSA ha visto la luce nel 2010, per cui ha poco più di quindici anni. Possiamo assolutamente affermare che finora sia stata una legge del tutto “minorecentrica”, nel senso che si è fatto molto affinché i bambini e i ragazzi in età scolare accedano a un percorso di valutazione, ottengano una diagnosi e quindi godano di tutele a scuola, cioè di un PDP con strumenti e misure adeguati ai disturbi diagnosticati.
Tuttavia, come ho avuto modo di dire più volte nelle ultime settimane, i disturbi dell’apprendimento non “finiscono” con la Maturità: sono una caratteristica che permane anche in età adulta, in grado anzi di creare non poche difficoltà agli studenti universitari e a chi è inserito nel mondo del lavoro.
L’Associazione Italiana Dislessia ci dice che nel nostro Paese il 6% della popolazione adulta ha un disturbo dell’apprendimento; che sono 1.440.000 i lavoratori e le lavoratrici con DSA; che ogni anno entrano nel mondo del lavoro 18.000 persone con diagnosi; infine, che ci sono 20.000 giovani adulti con DSA iscritti alle università italiane.
Non tutti gli adulti che entrano in università o in un contesto lavorativo, tuttavia, hanno ottenuto una diagnosi in età scolare: o perché ai tempi in cui erano ragazzini la legge 170 non esisteva ancora e quindi i DSA non si conoscevano; o perché hanno compensato i loro disturbi — dei quali non sapevano — con strategie personali adeguate, al costo però di enorme fatica.
La normativa vigente tutela anche gli adulti con DSA, alla pari dei minori. La legge 170/2010, fin dalla sua promulgazione, ha garantito percorsi di studio personalizzati e strumenti compensativi agli studenti universitari. La legge 25/2022 offre garanzie a chi entra nel mondo del lavoro.
Il problema è che tanto nel contesto universitario quanto (soprattutto) in quello lavorativo i disturbi dell’apprendimento trovano ancora pochissimo spazio di tutela. Questo fa sì che moltissime persone adulte con DSA, specie sul lavoro, non dichiarino di avere una diagnosi: sia perché magari non sanno di poterne ricavare una tutela; sia perché temono lo stigma da parte dei colleghi o degli stessi datori di lavoro; sia infine perché temono che, dicendo di avere un DSA, possano essere discriminate o attribuite a mansioni o ruoli inferiori rispetto alle proprie capacità e aspettative.
Allora, riconoscere e diagnosticare i propri disturbi dell’apprendimento in età adulta è importante almeno per due motivi. Innanzitutto per se stessi, per capire l’origine delle proprie difficoltà e per dare un nome alla propria situazione, magari vissuta per anni e anni con l’idea di essere “somari” o incapaci. In secondo luogo per avere la possibilità di portare la diagnosi all’università o sul posto di lavoro e ottenere le tutele che la legge garantisce.
Nella pagina del podcast trovi l’episodio relativo al mio intervento su Radio Proposta, che puoi quindi ascoltare se non ce l’hai fatta a seguire la diretta.
Foto di copertina di Paola Borgnino.
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