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In escursione al Rifugio delle Marmotte

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La scorsa settimana sono andato in escursione verso una nuova destinazione: il Rifugio delle Marmotte, ai piedi del Colle dell’Entrelor, nel comune di Rhêmes-Notre-Dame.
Il percorso prende avvio dal villaggio Chaudanne, subito sotto il lago del Pellaud: io ho parcheggiato al Pellaud perché volevo “riempirmi la vista” con questo lago, che rimane tuttora il mio preferito per tanti motivi, ma è ovviamente possibile lasciare l’auto a Chaudanne. Dal villaggio si sale lungo la strada asfaltata all’incrocio del sentiero che invece scende verso Rhêmes, strada che conduce ad alcune case e poi termina, diventando sentiero. Le indicazioni sono comunque chiarissime.
Dopo un primo tratto erboso e aperto, il sentiero si inoltra nel bosco e diventa sterrato e anche parecchio ripido. Da notare che la difficoltà del percorso indicata sui cartelli è «E», per cui sono necessari gli scarponcini da trekking e, per chi fa più fatica, i bastoncini da camminata. Ad un certo punto il sentiero si immette nell’Alta Via n. 2, molto ben indicata, che va seguita fino alla fine. Si sale ancora – il dislivello è intorno ai 700 m, dai circa 1400 di Chaudanne ai 2142 del rifugio – e il sentiero diviene roccioso, mentre il panorama che si gode all’intorno è sempre più spettacolare.
Improvvisamente, la salita termina e ci si trova su di un pianoro aperto, dove pascolano tranquille le vacche e si possono ammirare moltissime marmotte che sbucano qua e là tra le rocce e nei prati. Dopo aver camminato ancora cinque minuti si raggiunge il rifugio, immerso nel nulla. Leggere il cartello affisso alla parete di una delle costruzioni aiuta a conoscere la storia del luogo: i lavori per la costruzione sono iniziati nel 2013 e terminati nel 2016, quando i locali sono stati aperti al pubblico; il grosso dell’opera è stato realizzato dai ragazzi dell’Operazione Mato Grosso.
All’arrivo sono stato accolto dai gestori del rifugio, i quali mi hanno offerto un tè caldo, che io ho accompagnato con una fetta di ottima torta al cioccolato e noci.
La camminata dura un’ora, proprio come indicato sui cartelli; e la difficoltà non manca, visto che, come ho detto, il sentiero sale ripido praticamente per tutto il percorso. Ma davvero vale la pena andarci. Mi sono ripromesso che il prossimo anno salirò al mattino, mi fermerò al rifugio per pranzo – e come non deliziarsi il palato con un’ottima polenta con salsiccia e peperonata? – e poi scenderò nel pomeriggio, dopo essermi fermato per un po’ a gustare il panorama e il silenzio che solo la montagna sa offrire.
In questo album potete vedere le foto che ho scattato.

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