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I CANNIBALI – 1 (della serie: ricordi dello sci del tempo che fu)

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Chi erano dunque i cannibali (e non si sta parlando degli antropofagi)?

I cannibali sono difficili da definire: molto meglio cercare di elencare le loro caratteristiche, anzi le loro vere e proprie peculiarità. Affinché il ritratto esca il più efficace possibile, sarà opportuno parlare al singolare: IL cannibale!

Il cannibale lo vedevi da subito, prima ancora che salisse sulla funivia o che calzasse gli sci. Lo vedevi da come scendeva dalla macchina, l'aria spaesata di finta meraviglia (era un habitué della località e la conosceva a menadito), i pantaloni alla zuava con grandi calzettoni grigi o bianchi, a losanghe o jacquard, la calzamaglia nera che si notava subito, anche se ridotta ad una strisciolina lasciata libera nella "no man's land" tra il calzettone e il pantalone. La testa era coperta immancabilmente da un passamontagna-cappellino: oggi non si usano più, ma un tempo sovrabbondavano sulle nostre piste di sci... Erano cappelli in lana con visierina che, grazie ad una complicata e lenta manovra, si trasformavano in passamontagna, per i più freddolosi.

Ma il cannibale era un gran freddoloso, appunto, quindi la "modalità-passamontagna", per lui, era sempre ON. Le mani erano infilate dentro ad enormi moffole, o muffole, vale a dire i guanti senza dita, eccettuato il pollice, effettivamente più caldi dei normali guanti a cinque dita... Peccato che, al tempo, fossero reperibili soltanto in lana, materiale caldissimo fino a quando non si bagna. Come la muffola toccava la neve, si trasformava in uno stoccafisso gelido, marmoreo, tombale. Se il cannibale (che "volava" spesso, cioè inanellava diversi capitomboli nell'ambito di una discesa) voleva evitare l'amputazione delle mani, era obbligato a recarsi spesso al bar della funivia e a bere punch al rhum o al mandarino come se non ci fosse un domani. Ecco perché la maggior parte dei cannibali arrivava alla domenica pomeriggio completamente "nera", cioè ubriaca.

(A seguire...)

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