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A spasso nel tempo

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Dopo Pensieri in punta di penna e Vivere dopo, il mio sito si arricchisce di una nuova rubrica, la terza: A spasso nel tempo. Questa, però, non sarò io a curarla. Per la prima volta, avrò un collaboratore. Si tratta di Herman — al secolo Riccardo De Siena —, il quale prima di tutto è un amico; poi è anche un uomo intelligente, un uomo poliedrico, un uomo di cultura: come si dice in buon piemontese, insomma, una testa fina.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo l’anno scorso, quando un altro comune amico con cui già suonavo ai tempi dei Villa Siberia mi ha invitato ad avvicinarmi al gruppo dei Musicanostra, nel quale sono poi entrato per suonare le percussioni. Ho capito subito di che “pasta” fosse fatto: chitarrista d’eccellenza, cantante, scrittore di musiche e testi. Poi ho iniziato a leggere quello che scrive su Facebook, ho iniziato ad apprezzare il suo pensiero ma, soprattutto, la sua ironia, la sua schiettezza, la sua profonda attenzione per le cose del mondo.

Così, gli ho chiesto di scrivere per il mio sito, e dalla sua pronta accettazione nasce questa rubrica. Che pubblicherò ogni sabato mattina, come se fosse una chiacchierata davanti a un caffè e una brioche per rilassarci alla fine di una settimana di lavoro e di fatiche. E per pensare.

Ma ora non posso che lasciare la parola a Herman, così che possa presentarsi lui stesso a voi, miei lettori. Ci vediamo sabato allora!


La parola a Herman

Eccoci… dunque: qua, che scrive, c’è un tizio che chiameremo Herman, un po’ per comodità e un po’ modoro. Vabbè, questa era una stupidaggine… cancellala se vuoi. Questo Herman possiede, all’incirca, una sessantina d’anni (secondo alcuni una sessantina danni), diciamo 62 suonati.

E che fa, nella cosiddetta vita? O, meglio, che ha fatto? Be’… per la maggior parte del suo tempo lavorativo Herman ha più o meno insegnato: un sacco di cose bellissime e perfettamente inutili, e di ciò va molto fiero. Lo rende fiero anche essere riuscito, per un ventennio circa, a conciliare il proprio “impegno” di insegnante con l’attività di presidente e socio-lavoratore di una cooperativa sociale di reinserimento lavorativo. Insomma si potrebbe dire che Herman è stato “nel sociale”, per usare una brutta ma diffusa espressione.

Che cosa scriverà, qui, Herman e — di conseguenza — che cosa leggerete? Credo che leggerete soprattutto ricordi del tempo che fu, souvenirs d’antan se preferite… magari coniugati qui e là con raffronti tra i due tempi: quello passato e quello attuale.

A questo punto credo che la “presentazione” sia compiuta: non ci resta che piangere, come diceva Troisi… No, scherzavo, non ci resta che provare a passeggiare insieme nella storia e nella cronaca, così… tanto per passare un po’ il tempo.

Ah, dimenticavo: Herman è un libertario apolitico, un nonviolento ma non un pacifista, crede nel ragù ma non nello Stato… Cercate di tenerlo presente.

Dasvidania!

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