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Il Chromebook non va bene per i DSA

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10 motivi per cui, secondo me, il portatile di Google non è adeguato ai ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento

Nell’attuale panorama dei computer portatili presenti sul mercato – le cui vendite continuano ad essere piuttosto elevate, nonostante gli ultimi anni abbiano visto un sempre più crescente successo di tablet o dispositivi ibridi – possiamo annoverare tre categorie, profondamente diverse tra loro sia per tipo che per diffusione:

  • i pc con sistema operativo Windows;
  • i MacBook di Apple;
  • i Chromebook di Google.

I primi la fanno da padrone: la stragrande maggioranza dei portatili in circolazione appartiene a questa categoria, mentre Apple occupa il secondo posto, se non altro perché i suoi prodotti – molto apprezzati soprattutto dai professionisti della grafica – sono di fascia decisamente superiore, come decisamente superiore è il loro prezzo. Infine, esistono i Chromebook di Google.
 
Il Chromebook è un computer portatile sul quale è installato ChromeOS, un sistema operativo sviluppato da Google che, per semplificare, è completamente diverso da Windows e da MacOS, mentre si avvicina molto (in quanto ne deriva) a Linux, sistema che però è tuttora poco conosciuto e diffuso – nonostante i suoi numerosi e importanti pregi, ma non ne parlerò qui – e, comunque, non è usato dai ragazzi.
L’interfaccia grafica ricorda quella degli smartphone con sistema Android – il quale infatti è analogamente sviluppato da Google – e la modalità di navigazione tra le risorse e l’uso delle applicazioni sono effettivamente molto simili all’esperienza d’uso di uno smartphone.
In questo articolo voglio approfondire i motivi, esclusivamente tecnici, sulla base dei quali ritengo che i Chromebook non siano assolutamente adeguati alle necessità degli studenti con DSA. Le mie considerazioni derivano dall’esperienza che ho avuto con alcuni ragazzi miei clienti in possesso di questi computer. Per le ragioni che esporrò, l’uso dei Chromebook per questi ragazzi si è rivelato in tutti i casi molto complicato e con livelli minimi di produttività.
Per praticità e semplicità proporrò un confronto tra i pc Windows dotati delle applicazioni che i ragazzi con DSA usano abitualmente – tenendo comunque conto che anche sui MacBook è possibile installare analoghi software di ottima qualità – e il Chromebook, mettendo in luce i dieci motivi per cui, a mio avviso, quest’ultimo non è adeguato.

1. Si lavora bene esclusivamente online

Esattamente come accade su uno smartphone, per essere pienamente operativo un Chromebook deve essere online, dunque connesso ad una rete. Se è vero che oggi molti ragazzi a casa hanno una connessione WiFi, è altrettanto vero che non tutti ce l’hanno a disposizione; ed è anche vero che spesso i ragazzi si trovano a studiare e fare i compiti fuori casa o, comunque, in luoghi dove una connessione WiFi non è disponibile, e non tutti possono contare sulla connessione al proprio cellulare con un piano che preveda un traffico dati elevato. Insomma, dover necessariamente essere online per usare il computer rappresenta una limitazione importante certamente non solo per i ragazzi con disturbi dell’apprendimento, ma per tutti.
Esiste la possibilità di lavorare offline, ma poiché – come vedremo – sul Chromebook è praticamente impossibile installare applicazioni, se non quelle di Android che però non sono compatibili con tutte le versioni di ChromeOS – e per eseguire software per Windows occorre essere utenti piuttosto esperti e avere un computer molto recente –, va da sé che si è tenuti a usare quelle già incluse nel sistema, le quali hanno grossi limiti.

2. Non è possibile installare le applicazioni più adeguate

Tutte le applicazioni che si possono usare vanno scaricate dall’apposito store di Google, come si fa sugli smartphone; in alcuni casi è possibile usare quelle studiate per Android: ancorché ce ne siano molte per usi diversi, va detto che, ad oggi, tutti i principali e migliori software compensativi realizzati per ragazzi con DSA sono sviluppati per Windows, tanto quelli commerciali – si pensi ai programmi di Erickson e Anastasis, consigliati anche dall’AID – quanto quelli gratuiti, e di questi praticamente nessuno è compatibile con ChromeOS.
Anche quando si riuscisse ad installare ed eseguire su un Chromebook programmi per Windows, si otterrebbero notevoli cali di prestazioni, se non addirittura malfunzionamenti: per uno studente con grosse difficoltà, il quale deve usare il computer come strumento compensativo, la stabilità e la produttività sono requisiti fondamentali, che al momento vengono garantiti unicamente da software sviluppato per Windows che venga eseguito su computer con Windows.

3. La memoria di massa è generalmente ridotta

Una terza limitazione è rappresentata dalla scarsa capacità di archiviazione che i Chromebook offrono: si tratta di macchine, come dicevo, concepite per lavorare prevalentemente online, per cui la memoria di massa di cui sono dotate si riduce nella maggior parte dei casi ad un disco di tipo SSD con capienza molto ridotta, quanto basta per ospitarvi il sistema operativo e poco altro.
Questo significa che i ragazzi, i quali devono usare libri digitali e in generale molto materiale tra testi, immagini, mappe e file audio, sono costretti a ricorrere a supporti esterni come chiavette USB o dischi rigidi portatili, con ovvie conseguenze in fatto di praticità ma anche di sicurezza dei propri file.

4. Ci sono grossi limiti con la sintesi vocale

Per quanto riguarda la lettura dei testi con sintesi vocale, per Windows sono stati realizzati molti strumenti, tra i quali cito qui l’ottimo e molto diffuso LeggiXMe, che consente di selezionare e leggere tramite sintesi testi provenienti da praticamente qualsiasi fonte: documenti, presentazioni, libri digitali, pagine web, materiale digitalizzato con scanner e convertito con software OCR, messaggi di posta elettronica e altro ancora; non solo, ma permette di gestire – ancorché in maniera un po’ basica – i libri digitali in formato PDF e di esportare testo adeguatamente formattato in mappe mentali o concettuali senza doverle scrivere ex novo.
Uno strumento anche solo simile a questo sul Chromebook semplicemente non esiste, ma vi sono alcune applicazioni o estensioni (come ClaroSpeak) che, tuttavia, si limitano a leggere senza offrire altre funzionalità.
Oltre a questo, va considerato che per chi ha bisogno di leggere per molte ore con la sintesi vocale sono consigliabili voci di alta qualità, con intonazione ed espressività pari a quelle della voce umana: voci che si trovano in commercio – delle quali ho parlato due anni fa in questo articolo – e che sono compatibili con lo standard SAPI5, alla pari di quelle offerte gratuitamente da Windows. ChromeOS non è compatibile con la tecnologia SAPI5, per cui nessuna voce commerciale è utilizzabile sui Chromebook, dove ci si deve accontentare delle voci di Google, senza alcuna possibilità di scelta.

5. È praticamente impossibile lavorare con i libri digitali

Passando alla gestione dei libri digitali, il discorso si fa ancora più complesso. Ai ragazzi con DSA non basta visualizzare i documenti in formato PDF (tra cui, appunto, i testi scolastici) e al più annotarli con strumenti base, compito che può essere svolto da molti programmi anche gratuiti come, fra tutti, l’onnipresente Adobe Reader. Per questo, su Windows ci si deve rivolgere a strumenti più completi: ai miei clienti io consiglio PDF-XChange Editor, che consente di lavorare sui libri digitali allo stesso modo di come si farebbe sui libri cartacei, con in più la praticità che solo il computer può offrire, cioè di poter annullare o ripetere più volte le azioni compiute. Questo software offre tutti gli strumenti per manipolare il testo, prendere appunti, evidenziare e sottolineare, aggiungere grafica, estrarre testo e immagini, nonché per leggere con la sintesi vocale ogni parte del libro. E funziona perfettamente con tutti i materiali in formato PDF, compresi i libri digitali cui i ragazzi con DSA hanno diritto e che si possono ottenere gratuitamente tramite il canale istituzionale o tramite l’Associazione Italiana Dislessia, la quale offre i testi scolastici in collaborazione con tutti i maggiori editori italiani.
Poiché sul Chromebook non è possibile installare programmi esterni, per lavorare con i PDF occorre accontentarsi delle app previste per ChromeOS (assolutamente insufficienti), oppure rivolgersi alle applicazioni online. Ce ne sono diverse, ma nessuna offre le medesime funzionalità e la medesima completezza di quelle per Windows. Inoltre – ed è un aspetto per niente trascurabile – per lavorare con qualunque documento è necessario che questo venga caricato sul sito dell’applicazione, dove l’utente lo modifica e successivamente lo scarica nuovamente sul computer, con tempi di lavoro che, nel caso di libri digitali di centinaia di pagine, diventano insostenibili; senza parlare della necessità di una connessione veloce e non a consumo, visto che i libri digitali “pesano” anche parecchie centinaia di megabyte…

6. C’è solo Google Documenti per scrivere

Per la videoscrittura Chromebook si appoggia alle applicazioni di Google, dunque in questo caso a Documenti, che è un programma sicuramente agile, ma con ben poche pretese e senza tante funzioni che a scuola, invece, si rendono spesso utili.
Su Windows, al contrario, si può come sempre installare di tutto: l’abbinata vincente per chi ha disturbi dell’apprendimento è sicuramente l’ottima suite LibreOffice – del tutto paragonabile a Microsoft Office, ma completamente gratuita e molto più funzionale – insieme a FacilitOffice, un’utility creata dallo stesso team di LeggiXMe che offre strumenti dedicati quali lettura del testo scritto con evidenziazione delle parole, ripetizione vocale parola per parola, inserimento automatico di immagini, conversione del testo scritto in MP3, solo per citarne alcune. Strumenti imprescindibili per uno studente con DSA, ma ai quali non ne esiste alcuno equivalente per i Chromebook.

7. I grossi limiti per le mappe

Un po’ diversa la situazione per quel che riguarda le mappe, mentali o concettuali che siano. Qui le applicazioni online per realizzarle sono molte, per cui si possono usare anche con un Chromebook; tuttavia, nessuna è davvero completa e funzionale come le controparti per Windows.
Ci sono due programmi che generalmente consiglio ai ragazzi con DSA: per le mappe concettuali il migliore è sicuramente CmapTools, per quelle mentali ho scoperto Mindomo. Entrambi hanno anche una versione online, tuttavia quella di CmapTools è meno completa ed è solo in inglese, mentre quella di Mindomo non consente di esportare le mappe in PDF o in altri formati e presenta altre limitazioni, superabili solo acquistando la versione a pagamento.
Dunque, anche in questo caso gli studenti che necessitano di ottimi e versatili strumenti per creare le proprie mappe trovano sicuramente più produttivo lavorare con Windows e usare software che consentano di eseguire ogni compito necessario e, se del caso, anche di interfacciarsi con altri programmi come LeggiXMe.

8. Non ci sono strumenti adeguati per la matematica

Anche gli strumenti per la matematica sono praticamente tutti studiati per Windows: a partire dalla semplice Calcolatrice Parlante inclusa in LeggiXMe, fino ad arrivare al complesso e completo Math di LibreOffice, nulla di simile si può installare sul Chromebook. Soltanto GeoGebra, esistendo anche online in versione completa, può essere usato con il computer di Google, a patto ovviamente – come sempre – di avere una connessione internet attiva.

9. Non si possono usare i software didattici più utili

Infine, riservo un rapido cenno alla miriade di software didattici presenti in rete per tutte le materie di scuola possibili, comprese le lingue straniere: programmi quasi sempre liberi e gratuiti, utili per approfondire o rinforzare gli apprendimenti, nonché per sostenere i ragazzi in difficoltà. Esistono praticamente solo per Windows, per cui uno studente che usi il Chromebook non avrà mai la possibilità di installarli e servirsene.

10. Se fornito dalla scuola, può essere bloccato

Questa è solo un’eventualità, ma esiste: se il computer in questione viene fornito allo studente dalla sua istituzione scolastica, è possibile che a livello amministrativo sia stato bloccato così da impedire operazioni di sistema. Ma questo impedisce anche di eseguire in autonomia operazioni utili, come installare un’app necessaria.
In periodo di quarantena per Coronavirus, ad esempio, una ragazzina che io seguo non ha potuto installare AnyDesk – un software per il collegamento in remoto di due computer –, ancorché esista anche per il sistema operativo di Google, in quanto il suo Chromebook è appunto bloccato. E lei non aveva ovviamente la possibilità di portarlo al tecnico della scuola affinché provvedesse lui. Così, abbiamo dovuto semplicemente rinunciare.
 
In conclusione, alla luce della mia esperienza “sul campo” nell’aiutare bambini e ragazzi con disturbi dell’apprendimento a servirsi del computer come vero e utile strumento compensativo, non posso che affermare con assoluta certezza che, ad oggi, il Chromebook non rappresenta in alcun modo un computer utile in presenza di DSA. Anzi, in verità posso tranquillamente spingermi a sostenere che rappresenta un vero e proprio ostacolo alla praticità, alla velocità di esecuzione e, quindi, alla produttività di chi è “costretto” a usare il computer per far fronte alle importanti difficoltà che i disturbi dell’apprendimento comportano.
Potrà sicuramente essere uno strumento interessante per gli studenti senza difficoltà, ma senza dubbio non è indicato per chi ha bisogno di software specifici, i quali al momento esistono solo per il sistema operativo Windows.

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