Ha senso parlare ancora di disturbi dell’apprendimento nel 2026? Non è una domanda retorica: è semmai un dubbio legittimo da parte di chi con i disturbi dell’apprendimento ci lavora da quindici anni. Cioè, mi spiego meglio: ha senso continuare a parlarne, oppure sarebbe meglio lavorarci e smettere di riempire pagine di riviste, articoli di blog, post sui social, salotti di trasmissioni televisive?
La legge 170 che ha formalmente riconosciuto e disciplinato giuridicamente — per la prima volta in Italia — i disturbi specifici dell’apprendimento porta la data dell’8 ottobre 2010. Dunque, quattro mesi fa ha compiuto quindici anni. Anni in cui si sono susseguite circolari ministeriali applicative, linee guida, centinaia di pubblicazioni tra libri e articoli su riviste scientifiche e divulgative: una mole enorme di materiale che ha spiegato, chiarito, approfondito in lungo e in largo il tema.
Eppure, dopo quindici anni di normativa e di pubblicazioni, siamo ancora qui a parlare di DSA: appunto, sulle riviste, sui blog, sui social media, nelle trasmissioni televisive; ma anche in conferenze, dibattiti, corsi di formazione, riunioni.
Se mi consentite un paragone un po’ ardito (ma neanche troppo, per la verità…), è come se continuassimo a parlare dell’influenza: da centinaia di anni la medicina sa che cosa sia, sa come la si curi, e tutti la conosciamo benissimo. Cosicché sarebbe insensato farci ancora articoli e trasmissioni TV o conferenze o dibattiti.
Il problema serio è che, nonostante i quindici anni di normativa e di pubblicazioni, i disturbi dell’apprendimento ancora non si conoscono! Dopo quindici anni di normativa e di pubblicazioni, c’è tuttora qualche sedicente esperto che li chiama «malattie»; c’è tuttora qualche commissione medico-legale che ne ipotizza la «guarigione»; c’è tuttora qualche (ben più di qualche, purtroppo…) insegnante che sostiene che non esistano e che siano scuse per avere un PDP e quindi essere «facilitati»; o che, a parità di risultato, assegna in una verifica un voto inferiore allo studente con DSA «perché ha usato le mappe».
Tuttora. Dopo quindici anni di normativa e di pubblicazioni.
E allora sì: ha senso parlare ancora di disturbi dell’apprendimento nel 2026. Anzi, avrà senso continuare a parlarne finché ci saranno questi sedicenti esperti, queste commissioni medico-legali, questi insegnanti. Avrà senso continuare a riempire pagine di riviste, articoli di blog, post sui social, salotti di trasmissioni televisive. E conferenze, dibattiti, corsi di formazione, riunioni.
Così anche io, che con i DSA ci lavoro da quindici anni, continuerò a parlarne. Lo farò scrivendo qui sul mio blog, organizzando conferenze e corsi, pubblicando articoli sui giornali, realizzando video sul mio canale YouTube. Anzi, proprio a questo proposito vi svelo un piccolo progetto: i miei video torneranno presto, aumenteranno di numero, seguiranno vari filoni e avranno una cadenza più regolare. Ho intenzione di entrare a gamba tesa nel mondo dei contenuti video per contribuire alla divulgazione sempre più ampia dei temi legati ai disturbi dell’apprendimento.
Continuate a seguirmi, e insieme proveremo a cambiare un po’ le cose!
Foto di copertina: Gerd Altmann da Pixabay
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