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Strane conseguenze dello smart working: nuovi clienti da Brescia e da Roma!

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Prima del lockdown non lo avremmo mai pensato, oggi invece è cosa del tutto naturale. Cercare un consulente anche lontano è possibile grazie allo smart woking.

Ci sono abitudini della vita di ciascuno di noi che sono legate a filo doppio alla cultura. E la cultura, a sua volta, deriva da azioni che si radicano nel corso degli anni, magari di una vita intera. La cultura, nel senso appena visto, è quella che guida le nostre scelte, che ci suggerisce le soluzioni ai problemi di ogni giorno.

Le soluzioni ai problemi di ogni giorno sono quelle che ci appaiono le più ovvie, in quanto sperimentate con successo nel corso degli anni, magari di una vita intera. Fino a quando accade qualcosa: un fatto nuovo, una circostanza inaspettata, una strategia più efficace. E allora quello che prima era ovvio non lo è più, e si affacciano nuove possibilità, nuove considerazioni, nuove soluzioni ai problemi di ogni giorno. Alle quali prima, semplicemente, non pensavamo.

Accade così che il famigerato lockdown della scorsa primavera ha avuto un effetto collaterale positivo: ci ha fatto scoprire lo smart working, il lavoro da casa. Prima non esisteva? Certo che sì, ed era praticato in tante parti del mondo, molto meno da noi; semplicemente, la nostra cultura del lavoro ci ha “formati” per lavorare sul posto di lavoro, da sempre. Però a causa del contagio non era più possibile. Fatto nuovo, circostanza inaspettata. E allora, ecco la soluzione nuova: lavorare da casa grazie al computer e agli strumenti di videoconferenza. Non affronto il discorso della didattica a distanza, ma è un altro chiarissimo esempio di quello che sto dicendo.

Accade così che mi trovano su internet, grazie al mio sito, due famiglie di ragazzi con DSA: una di Brescia, un’altra di Roma. Mi contattano, ci scriviamo via mail e WhatsApp, poi fissiamo degli appuntamenti. Prima, nessuno avrebbe mai pensato di fissare un appuntamento con un consulente di Aosta, abitando a Brescia o a Roma. Oggi sì: ci siamo visti attraverso Skype, una volta con i primi, già due con i secondi, e la consulenza proseguirà con altri incontri online.

Un computer e Skype mi permettono di prestare la mia attività professionale anche a clienti che abitano fuori dalla Valle d’Aosta.

Le distanze fisiche, ormai, non esistono più. Certo un medico non potrà visitare adeguatamente un paziente che non si rechi fisicamente nel suo studio; ma ci sono possibilità prima inesplorate che oggi sono diventate abitudini. Durante il lockdown gli psicologi della nostra USL hanno offerto un sostegno online a chi ne avesse bisogno, ad esempio. E tuttora molti professionisti continuano a lavorare a distanza con i loro assistiti. Tra questi, io. Molti dei ragazzi che seguo lavorano con me in videolezione, e funziona!

Dunque, a maggior ragione può funzionare quando la distanza geografica diventa elevata. Sono quindi più che pronto a fornire le mie prestazioni professionali — tanto la consulenza alle famiglie quanto il sostegno nello studio ai ragazzi con disturbi dell’apprendimento — anche a clienti fuori dalla Valle d’Aosta: un computer e Skype ci consentiranno di lavorare (quasi) come se fossimo in studio. Approfittatene!

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