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La sconfitta per la democrazia

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Dico la mia sul referendum per la riforma della giustizia.

Non mi esprimo sulla bontà del referendum in sé: ho il mio pensiero in proposito, ma non è di quello che voglio scrivere qui.
Scrivo invece della percentuale dei votanti: poco superiore al 40% su base nazionale, ancora meno da noi in Valle d’Aosta. Significa che, su dieci persone — a me piace ragionare sui piccoli numeri… —, quattro sono andate a votare e sei no.

Ora, sarebbe bello e anche importante poter sapere il motivo per cui questi sei non si sono recati al seggio. Ma è impossibile, non lo sapremo mai. Per cui ragioniamo per ipotesi.
Siccome siamo italiani, non preoccupiamoci di fare calcoli complessi, ma facciamola semplice. Cinquanta e cinquanta. Dei sei nonvotanti, tre non volevano votare e tre non potevano votare.
In fondo, però, non ci interessa più di tanto neppure questo dato. Ci basta sapere — e su questo, penso, dubbi non ce ne sono — che di quel 60% di nonvotanti in Italia, molti non volevano votare e molti non potevano.

Quelli che non volevano, perché non volevano? Motivi possibili:
1) non credevano in questo referendum;
2) sono delusi in generale dalla politica italiana e da qualunque proposta da essa provenga;
3) non votano mai, a prescindere;
4) non ne avevano voglia, avevano di meglio da fare, non c’avevano lo sbatti di uscire di casa e andare al seggio;
5) mila altri motivi, impossibile scriverli tutti.
In ogni caso, non voler votare costituisce una sconfitta per la democrazia, perché una parte del popolo (il démos che ha la krathía, cioè il potere) non vuole esercitare il potere che pur le è conferito dall’essere l’Italia una repubblica democratica.

Quelli che non potevano, perché non potevano? Motivi possibili:
1) erano altrove, in fondo era domenica;
2) sono anziani, sono persone non deambulanti, sono malati;
3) erano temporaneamente impossibilitati, per un’influenza o un’emicrania, o dormivano perché avevano fatto il turno di notte al loro posto di lavoro;
4) erano da soli in casa con tre bambini piccoli;
5) mila altri motivi, anche qui impossibile scriverli tutti.
In ogni caso, non poter votare costituisce allo stesso modo una sconfitta per la democrazia, in quanto un’altra parte del popolo non può esercitare quel potere, con in più l’aggravante che vorrebbe esercitarlo ma non può.

Giusto “di striscio”, fatemi dire che, oltre ai referendum sulla riforma della giustizia, i nonvotanti non hanno neppure votato per il loro sindaco, in quei comuni dove si era chiamati anche a questo.

Esistono soluzioni?
Per chi non vuole, è molto difficile. Condivido un’opinione espressa da un giornalista: votano sempre meno anziani, più motivati e interessati a farlo, e votano (anzi, non votano) sempre più giovani, che motivati e interessati alla politica e alla “cosa pubblica” in generale lo sono davvero poco, se non per nulla. Si potrebbe puntare su un’educazione alla politica — intesa nel senso di pólis, cittadinanza, non nel senso di partiti — rivolta ai giovani. Si potrebbe rafforzare, modificare l’insegnamento di Educazione civica nelle scuole, per renderlo davvero interessante e utile, certo non come è adesso. Ma mai si potrà, comunque, entrare nella testa delle persone e cambiare la loro idea sull’importanza del voto.
Per chi non può, mi chiedo: ma accidenti, siamo nel 2022, il mondo è cambiato da un pezzo, possibile che non riusciamo, in Italia, a concepire una modalità di voto differente? In molti Stati, da anni ormai, si può votare per corrispondenza, oppure da casa, online.
Noi, in Italia, siamo stati quelli che hanno costretto i ragazzi al maggior numero di giorni in didattica a distanza, e gli adulti allo smart working, durante la pandemia rispetto al resto dell’Europa. Davvero non è possibile realizzare un sistema di smart voting? Ci siamo abituati a usare il computer per tutto: facciamo la spesa, prenotiamo visite mediche e pratiche presso gli uffici pubblici; abbiamo lo SPID, la carta di identità elettronica. Davvero è così difficile avere un portale governativo dove autenticarsi tramite SPID e votare? Da casa, dal mare, dal letto, dal ristorante, non importa. Ma poterlo fare, se lo vogliamo fare.
No. Nel mondo del digitale, noi per esprimere un voto dobbiamo uscire di casa, andare al seggio, consegnare i documenti cartecei, apporre crocette e nomi con una matita su schede cartacee.

A mio parere, questa è la vera sconfitta per la democrazia: impedire di esercitarla perché siamo incapaci di progredire davvero.

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